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Ecce homo! L’educazione religiosa di Dodi


Chi avrebbe detto che la bambina che fu espulsa dalla pre-scuola dell’Istituto Riformato Doczi (Debrecen, Ungheria), perché ritenuta pericolosa, eretica e non idonea,  un giorno sarebbe diventata l’orgoglio internazionale dello stesso Istituto?

Eppure è andata così. La piccola Magda Szabò, chiamata Dodi in famiglia, a cinque anni fu iscritta alla pre-scuola di catechismo presso il prestigiosissimo Istituto Doczi. Si trattava di un corso pre-scolastico in cui le bambine completavano la loro cultura religiosa di base, perfezionando le piccole nozioni religiose infantili apprese in famiglia. In questo anno preparatorio l’Istituto Riformato Gedeon Doczi di Debrecen selezionava i soggetti che riteneva degni di essere ammessi all’istruzione nella scuola che ospitava al suo interno.

Fu una vera vergogna per tutta la famiglia Szabò ricevere la visita a domicilio delle bonarie catechiste profumate di lavanda che annunciarono, sorridendo, l’espulsione della piccola Dodi dalla pre-scuola: “inadatta a qualsiasi attività di gruppo e turbatrice della pace delle anime”, dissero. Quando il padre Elek interrogò la figlioletta sul perché di questa espulsione si scoprì che la piccola Magda, tutt’altro che inesperta di Sacre Scritture, si infervorava in interventi perturbanti durante le lezioni. Perché, non soltanto riteneva di conoscere le Scritture meglio delle “profumate”, ma ne aveva anche elaborato interpretazioni personali: singolare per una bambina di appena cinque anni.

E così il caso si palesò. La piccola Dodi non poteva credere che quando Dio picchiava o malmenava qualcuno come fece con suo figlio, fosse una speciale manifestazione d’affetto. Inoltre, spiegò alle catechiste che Dio era ungherese, come risultava da un verso di una poesia di Petofi; raccontò alla classe che re Davide dopo aver vinto la battaglia, tra il suono delle fanfare, scappò nudo come mamma l’aveva fatto; chiese alle catechiste se ritenessero giusto ciò che Dio aveva fatto con Isacco, una pura cattiveria chiederne il sacrificio e mantenere il padre sulle spine fino alla fine. Inaccettabile. Raccontò alle compagne di classe di come se la spassassero a Sodoma, rubando, ingannando, mentendo, scambiandosi le mogli finchè tutto non finì in un simulacro di sale. Definì Giobbe un “malato di nervi”, perché passava tutto il tempo a grattarsi le croste, quando tutti sanno che le croste non si grattano per non rischiare una sepsi. Dichiarò alle catechiste che nessuno le avrebbe mai dato a bere che Gesù fosse morto: Gesù non appena aveva saputo che l’Iscariota era un traditore, era fuggito da Gerusalemme per rifugiarsi proprio in Ungheria, a Hortobàgy, dove stava veramente bene. E se le catechiste avessero voluto vederlo sarebbero dovute andare dalle parti dell’allevamento di pesci, perché da tutta la vita Egli si era occupato del settore ittico e, inoltre, era un posto scuro, dove nessun Giuda l’avrebbe trovato. Secondo la piccola Dodi, Gesù aveva sposato Marta perché sapeva cucinare bene e con lei era felice visto che non sarebbe stato possibile occuparsi tutta la vita della salvezza dell’umanità e sarebbe stato poco sano stare continuamente a rimuginare in compagnia di altri maschi.

Magda Szabò uscì dalla pre-scuola e fu sottoposta ad un’educazione religiosa riparatrice ad opera di un reverendo della Chiesa Riformata. Non frequentò nemmeno le scuole primarie, ma fu istruita dalla madre (con la scusa di una salute cagionevole) e andò a sostenere soltanto gli esami finali al Doczi.

La sua fantasia geniale non fu compresa nemmeno negli anni delle scuole avanzate quando, in occasione della composizione di un tema libero sul quadro Ecce homo di Mihàly Munkàscy, fu costretta a stracciare il suo componimento davanti alla classe: tra tutti i personaggi ritratti nella drammatica scena di consegna di Cristo al patibolo rappresentata nel dipinto, Magda scelse di parlare del cane, immortalato in un particolare nella parte inferiore del quadro. La professoressa Margit Feiér, che la costrinse a ricomporre il tema dal punto di vista di Pilato, non la perdonò mai più per l’accaduto. Solo il professor Korondy capì le potenzialità di Magda. Aveva scelto di scrivere del cane perché gli altri personaggi le erano tutti noti, mentre del cane non sapeva niente nessuno.

“Non combattete contro la decisione di Dio, farete la scrittrice indipendentemente dalla carriera che vorreste” le disse Korondy.

E così fu. Oggi l’Istituto Riformato Doczy di Debrecen, orgoglioso di aver istruito una scrittrice tradotta in tutto il mondo, espone la macchina da scrivere e altri effetti personali appartenuti a Magda Szabò a futura memoria di tutti.

LiBrando:

Per Elisa, Magda Szabò. Ed. Anfora, 2010.

NaviGanDo:

http://www.mihalymunkacsy.org

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Questa voce è stata pubblicata il 7 aprile 2012 alle 20:39. È archiviata in Libri con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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